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Una serata decisamente diversa, quella passata al FOLK CLUB di Torino il 10 dicembre; solo adesso trovo il tempo di raccontarla ma credo ne valga veramente la pena. Avevo lasciato Lampedusa con i suoi 31° C sul finire di settembre dopo una coinvolgente esperienza al LampedusaInFestival: a Torino mercoledì ho ritrovato tanti di quegli amici e compagni che in giro per l’Italia stanno raccontando la storia di quell’isola attraverso i volti, i corpi ed anche le immagini del Collettivo Askavusa (www.askavusa.com) e che solo la musica di Giacomo Sferlazzo sa trasmettere; il Tour è partito da Duisburg in Germania, ha attraversato l’Italia per raggiungere Roma, poi Firenze e mercoledì ha raggiunto Torino: il luogo scelto per questo concerto è intriso di storia; è credo uno dei locali più importanti ( www.folkclub.it) non solo in Italia ma addirittura in Europa e le pareti, questa storia la raccontano tutta attraverso foto, biglietti e tanto altro.

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Anche questo locale però come tanti altri rischia di chiudere per i tagli alla cultura che questo ed altri governi hanno pensato bene di fare negli ultimi anni; 25 anni di storia rischiano di scomparire ed anche per questo l’idea di mettere al centro la musica popolare per difendere il folk club la facciamo nostra.  Il concerto è organizzato da una delle tante realtà (www.viaggisolidali.it) che quest’estate hanno aiutato a costruire sia il LampedusaInFestival ma anche l’iniziativa “Io vado a Lampedusa” (www.iovadoalampedusa.com); loro portano avanti l’idea di un turismo dal volto umano ed ad essere sinceri, io di volti ne ho visti tanti mercoledì: hanno creato una rete di collaborazioni nel corso degli anni con associazioni di migranti, ONG di tutto il mondo e propongono un turismo fuori dagli schemi dove l’incontro e lo scambio sono al centro di ogni esperienza. Non poteva non esserci però il banchetto del collettivo Askavusa direttamente gestito ed organizzato da  una “ciurma poco anemica” di volti già visti a Lampedusa.

Giacomo nel frattempo ha fatto il sound-check e si rilassa in camerino, continua ad arrivare gente, è ora di iniziare; l’ultima volta avevo visto il suo concerto al Malaussene di Palermo; questo è decisamente diverso, un filo unico attraversa le sue canzoni: l’isola, i volti e le voci, i canti di lottà e di libertà.

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Io devo tornare a casa ma resto affascinato dall’esecuzione del Galeone, testo di Belgrado Pedrini,  riadattato a  canzone da Paola Nicolazzi, che negli ultimi mesi mi perseguita e la sento dovunque; Askavusa è come quel galeone che ha spezzato ormai da tempo quelle catene infami e viaggia verso un orizzonte limpido; quella libertà conquistata con la forza delle idee e con il coraggio di quell’Isola che resiste a sud della Sicilia.

Lascio il locale, saluto qua e là, mi dirigo alla stazione di Porta Susa, devo prendere velocemente il treno per la Val Susa; qui di galeoni non se ne vedono, al contrario ci sono tanti folletti, ma questa è un’altra storia, anzi è una bellissima favola, ve la racconto un’altra volta.

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“Che possiate remare di porto in porto e che la luna possa sorgere sul nostro mar, tante e tante volte ancora”

Per informazioni sulle iniziative del Collettivo Askavusa

askavusa@gmail.com

Elio Teresi

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