Minchiata #1 – Il suicidio di Lele
Minchiate. Spigolature di un compagno scomodo
rubrica a cura di Salvo Vitale

Il suicidio di Lele
Il 2011 si è chiuso con il tentato suicidio di Lele Mora. Il povero uomo, perseguitato dalla giustizia, che lo tiene in carcere per fargli confessare come meglio incriminare Berlusconi, ma che stoicamente resiste, ha tentato di far ricordare che esiste mettendosi un cerotto in bocca: voleva morire senza respirare. Ci sono quelli che si impiccano, quelli che si sparano un colpo alla tempia, quelli che si imbottiscono di psicofarmaci, quelli che ricorrono all’eutanasia, quelli che si lanciano da un ponte, quelli che si lanciano ad alta velocità contro un pilone con l’auto, quelli che si tagliano le vene: solo Lele poteva pensare a un cerotto, dimenticando che i cerotti servono a medicare la bua. Poi si è accorto che poteva respirare col naso e allora si è messo vicino al campanello d’allarme della cella, si è messo una molletta di biancheria sul naso e ha suonato. La guardia è accorsa e a vedere che l’aria gli usciva dal culo è spaventata, ha chiamato aiuto, sono accorsi con le maschere antigas, l’avvocato ha detto che denuncerà tutti perché il suo cliente soffre di depressione da carcere, causata, a quanto pare, dalla mancanza di rapporti omo-sessuali e non lo vogliono liberare, costringendolo a fare gesti così autolesionistici, i giornali del pornoduce hanno paragonato il caso al primo suicidio di Tangentopoli, quello di Cusani, ma non c’è stato niente da fare. Lele, diversamente dall’onorevole Papa, quello della P3, che è stato liberato grazie al suo cognome, passerà il capodanno in carcere. Che mora!!!! Anche il suicidio è questione di stile.
Salvo Vitale