Report Forum 9 Maggio – Resistenze territoriali a confronto
Il forum è stato introdotto e moderato da Martina lo Cascio dell’officina autorganizzata di Palermo. Ha messo in evidenza come il fine del Forum sia quello di trarre spunto concreto e propositivo dalle lotte territoriali le cui esperienze vengono raccolte e resocontate.
Il primo intervento è stato di Astrid (comitato No Muos di Niscemi). È stata denunciata la militarizzazione dei territori e il loro asservimento al militarismo atlantico. La sospensione e la limitazione della sovranità territoriale nazionale che emergono da una vicenda quale quella del Muos, è stata messa a confronto con analoghe esperienze quali il Dal Molin vicentino. In entrambe le esperienze la militarizzazione comporta la desertificazione economica del territorio e la sospensione di democrazia e di sovranità delle comunità che in quei territori risiedono. La specificità del Muos di Niscemi è il grave rischio per la salute che le potenti antenne dell’impianto militare che si vorrebbe installare comporterebbero. Infatti l’impianto farebbe parte di una rete sparsa nel resto del mondo, finalizzata al controllo remoto dei Droni, cioè dei veivoli senza piloti utilizzati nella strategia imperialista di guerra globale. Non è infatti casuale che venga scelta la Sicilia per una tale finalità, basti pensare alla presenza di Sigonella sull’isola, alla vicenda dei missili a Comiso e dunque alla collocazione strategica della regione nel mediterraneo. Le antenne tra le altre cose dovrebbero insistere su un’area naturalisticamente considerevole come la sughereta di Niscemi. È stata rilanciata l’esigenza di estendere la lotta e la sensibilizzazione sulla questione tanto da poter superare i confini ristretti di Niscemi, facendo assumere alla questione una rilevanza nazionale.
Per la rete No Ponte è intervenuto Gino Sturniolo, mettendo in evidenza come il meccanismo sottostante la logica delle grandi opere non possa essere contrastato e sconfitto solo ed esclusivamente da resistenze territoriali che pongano al centro esclusivamente la questione della difesa del territorio e dell’ambiente. Occorre infatti avere la capacità di tematizzare le reti di interessi dominanti ed affaristici che si nascondono dietro le cosiddette grandi opere. Tali blocchi di interessi assumono infatti rilevanza ben superiore alla sfera locale e si caratterizzano sempre per l’intenzione di creare canali di costante drenaggio e sperpero di denaro pubblico, non curandosi poi dell’effettiva realizzazione delle opere tanto propagandate. Con metodi finanziari sempre più sofisticati, quali ad esempio il general contractor, si cerca infatti di garantirsi il trasferimento di denaro pubblico a vantaggio delle società che si erano aggiudicate l’appalto.
I nuclei di interessi sono costituiti, a livello economico dalle grandi aziende e dai grandi gruppi finanziari coinvolti nelle realizzazioni di grandi opere; a livello politico, da un vero e proprio “Partito” trasversale delle grandi opere, che riunisce forze istituzionali di differente collocazione politica ma che non esitano a fare fronte comune su tali questioni. Un ulteriore livello è dato dalla presenza mafiosa che in un tale giro contorto di denari si inserisce a più livelli, dalla gestione degli appalti al riciclaggio di danaro, al fine di ottenere forme di accumulazione basate sulla ricchezza collettiva.
Ecco perché il terreno della risposta dei movimenti deve essere più avanzato, in grado di contrastare la specificità di tali forme di accumulazione basate sulle grandi opere e sull’illusione che ne sta alla base.
Nicoletta Dosio, del movimento No tav, ha portato la testimonianza della lotta di popolo che è nata e cresciuta nella Val di Susa contro l’alta velocità ferroviaria. Viste le infiltrazioni mafiose nell’alta velocità la presenza del m ovimento no tav a cinisi, quest’anno, è stato er noi un fatto estremamente importante. Una tale lotta è definita popolare e dunque trasversale. Lungi dalla logica per cui tali movimenti vorrebbero solo ed egoisticamente evitare che opere comunque fondamentali vengano semplicemente fatte altrove, è stato ribadito che la lotta contro le grandi opere significa una lotta contro il partito delle grandi lobbies capitalistiche. Una lotta per una società rinnovata in grado di esprimere le linee guida dello sviluppo del proprio territorio e delle proprie comunità. La lotta contro la Tav è popolare perché espressione di un protagonismo consapevole e partecipato dal basso, dai componenti attivi della comunità, che rifiutano mediazioni e deleghe sulle proprie esistenze.
Ci si è soffermati sulla continuità con la resistenza partigiana di quella valle, continuità che ha permesso di scongiurare il rischio di pericolose infiltrazioni nel movimento o di derive qualunquistiche pericolose per la causa. La resistenza No tav ha alla propria base una stagione precedente di lotte e mobilitazioni, che in quei territori, già negli anni ottanta, si era espressa con una grande mobilitazione popolare contro la realizzazione di un mega elettrodotto e di una autostrada. In quest’ultimo caso l’ambiguità e la complicità delle grandi associazioni “ambientaliste” testimoniarono l’esistenza di quel partito trasversale delle grandi opere.
È stato denunciato come l’investimento inutile e dannoso in grandi e faraoniche opere sia andato storicamente di pari passo allo smantellamento e all’abbandono dei servizi pubblici fondamentali, le cui carenze, volutamente indotte, servivano poi a legittimare le grandi opere stesse. Il risultato è la negazione dei bisogni e dei diritti delle popolazioni, a cui si risponde con lo sperpero di ricchezza e con la devastazione del territorio in nome di una falsa e ideologica ideologia dello sviluppo che nasconde solo l’arricchimento e l’accumulazione del capitale a discapito delle comunità e della società tutta.
È stata rifiutata categoricamente la logica propagandistica per cui le grandi opere porterebbero lavoro e ricchezza. Essendo chiaro infatti che le logiche speculative che le sottendono non si curano dell’effettiva realizzazione dell’opera stessa, che si trasforma in un eterno e infinito cantiere. Per di più le condizioni di quel lavoro, stretto in logiche labirintiche di sub-appalti e di scatole cinesi finanziarie,lo rendono umanamente degradante e socialmente distruttivo. L’impatto sulle comunità e sulle risorse, sulla salute di tali opere sarebbe enorme, dunque il presunto vantaggio lavorativo si ridurrebbe a ben poca cosa.
Un ulteriore elemento di gravità inaudità è la vera e propria militarizzazione dei territori interessati dalle grandi opere. Si è in presenza di vere e proprie sperimentazioni repressive che come a L’Aquila, portano un vero e proprio stato d’eccezione e di guerra, all’interno di una comunità sotto attacco. La spaccatura del tessuto civile e dell’ordinamento che ciò comporta è inaudita e gravissima. Tecniche, mezzi, reparti utilizzati negli scenari della guerra planetaria sono anche all’interno del nostro paese rivolti contro una comunità resistente ma civile. La Val Susa è stata così trasformata in una Palestina italiana in cui le popolazioni sono oggetto di una vera e propria occupazione non dichiarata. Ciò implica tutta la vacuità e la malafede di un dibattito intorno alla questione della legalità sollevata intorno alla Val di Susa e alla sua lotta. Di fronte alla partecipazione popolare e attiva, consapevole e matura, la repressione dello Stato esercitata anche attraverso la procura di Torino lascia profilare tristi e preoccupantissimi scenari. Lo stato d’eccezione perpetrato da settori dello Stato a danno di questa comunità, rendono insensato qualunque retorica legalitaria, visto che ad essere sospesa è stata l’unica vera fonte della legalità:la sovranità popolare.
Il forum rinnova ed ribadisce la piena totale ed entusiastica solidarietà e vicinanza al popolo della Valle di Susa ed alla sua Lotta, che è la lotta di tutti. La lotta all’alta velocità condotta dalla valle di Susa costituisce l’esempio e la frontiera avanzata della lotta sociale alle mafie ed allo sfruttamento capitalistico.
Il forum denuncia con apprensione il progetto ventilato da Trenitalia di una linea ad alta velocita che anche in Sicilia porterebbe devastazione spreco di risorse, in una terra dove monobinario e reti non ancora elettrificate rendono i trasporti pubblici delle insensate ed infinite odissee.
- Foto di Danila D’Amico
- Foto di Danila D’Amico
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- Foto di Danila D’Amico
- Foto di Danila D’Amico
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